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Gairo vecchia

Il territorio di Gairo è stato abitato già dal periodo prenuragico, ne sono testimonianza i numerosi reperti archeologici, come le domus de janas di “Baccu Arista” e di “Scalarrana”. Del periodo nuragico rimane testimonianza di numerosi nuraghi e di quello romano anfore e cocci. Il nome deriva probabilmente dal fenicio Laar, cioè selva o secondo alcuni dal greco Gheo Reo, rispettivamente terra e scorro, per le sue caratteristiche idrogeologiche. Secondo la leggenda il paese fu fondato da un pastore che qui si stabilì assieme alla famiglia, creando il primo nucleo abitativo.

Il borgo di Gairo vecchia, probabilmente è nato a causa delle lotte tra pisani e i Visconti per il dominio della Sardegna orientale, che costrinsero le popolazioni a spostarsi verso queste zone, più interne e sicure. La vita, in quella che ora si chiama Gairo vecchia è sempre stata complicata a causa del tipo di territorio, spessissimo colpito dagli smottamenti. Nel 1927 a causa di un nubifragio una quindicina di famiglie dovettero abbandonare le loro case e trasferirsi dall’altra parte del Rio Pardu, quella che oggi è Gairo Taquisara.

Nel 1940 vi fu un’altra alluvione che creò grossissimi danni, ma la popolazione non voleva abbandonare le loro case e le terre che avevano, così il comune cominciò la costruzione di nuove case, lì a monte. Ma fu la notte tra il 12 e il 13 ottobre del 1951, che segnò il destino del paese. Un violento nubifragio che andò avanti fino al 18 ottobre dissestò completamente il paese, che fu dichiarato inabitabile. Si cominciò quindi la costruzione di un nuovo centro, ma la popolazione era in disaccordo su dove dovesse essere costruito e così si costruirono tre centri: Gairo Sant’Elena, Gairo Tiauisara e Gairo Cardedu, oggi nota con il solo nome Cardedu. A 700 m. di altitudine e avvolta da una fantastica vallata, Gairo vecchia, è ormai un bellissimo paese fantasma, ricco di fascino.

Tortolì

Tortolì è una cittadina costiera nella parte centro orientale della Sardegna, situata su una fertile pianura alluvionale che confina con lo stagno di Orri e quello di Tortolì. Abitato sin dal periodo prenuragico, si possono ancora ammirare alcuni nuraghi: il Monti Terli, il Nurta il Turuddis, il Santu Sarbadori e alcune tombe dei giganti tra cui Monti de Forru e Perda Abbas.

Il territorio passò in seguito ai punici e ai romani, mentre durante il medioevo, quando ebbe origine l’attuale abitato, fece prima parte del giudicato di Cagliari per poi passare ai Visconti e quindi al giudicato di Gallura. Con la loro estinzione fu governato direttamente da Pisa e dopo la conquista aragonese fu dato in feudo a B. Carroz.

Nel 1363 divenne parte della contea di Quirra, ma con la guerra tra Pietro IV e Mariano IV, la popolazione si ribella in favore del giudicato di Arborea e i Carroz riebbero l’autorità sul territorio solo alla conclusione della battaglia di Sanluri. In seguito Tortolì passò ai Centelles, ai Borgia ai Catalaà e agli Osorio che mantennero l’autorità fino all’estinzione dei feudi nel 1838.Tortolì divenne un libero comune, ma negli anni precedenti divenne sede baronale, per proteggere le sue coste furono costruite numerose torri(tra cui quella di San Gemiliano) e vennero realizzate alcune peschiere e saline.

Oggi Tortolì è una meta turistica di pregio che ha sviluppato il turismo grazie al suo porto Arbatax e il suo aeroporto Arbatax-Tortolì che permettono i collegamenti con il continente. Numerose le sue belle spiagge e cale tra cui Portu Frailis, San Gemiliano(lunga 3 Km) che prende diversi nomi a seconda del punto di accesso: Sos Flores, del Saraceno di Besaoru, Cala Morisca: una piccola insenatura smeraldina, il lido di Orrì e la spiaggia di Cea circondata da ginepri secolari e da una cresta di porfido rosso(la stessa delle famose rocce rosse di Arbatax).

Nelle spiagge, nelle piazze e nelle vie di Tortolì si possono notare numerose sculture ad opera di artisti di fama internazionale che fanno parte de “Su Logu de s’Iscultura”, cioè il Luogo della Cultura, il museo d’arte contemporanea della cittadina. Numerse sono anche le costruzioni religiose di un certo valore artistico come la chiesa di Sant’Andrea del sec. XVII e di Sant’Antonio Abate del sec. XVI.

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