nuraghe losa
Turismo

Nuraghe in Sardegna

Nuraghe Albucciu

Il Nuraghe Albucciu è situato sulla piana di Arzachena. La sua struttura mostra diversi tipi di stili nuragici, che fanno presumere che il nuraghe sia stato costruito in fasi diverse. E’ plausibile che a un primo corpo databile al 1500 a.C. di tipo a corridoio, detto anche protonuraghe, siano stati aggiunti successivamente due ambienti a tholos.

Il nuraghe si articolava in due piani, oggi manca una parte superiore, mentre quella inferiore è ben conservata, visto che parte della muratura è costituita dalla roccia granitica. Da un ingresso architravato si entra in un corridoio di forma trapezoidale, nelle pareti dell’andito ci sono due nicchie dove veniva posto un tronco per fissare la porta che veniva tirata su con delle corde. Alla fine dell’andito troviamo a destra una camera e a sinistra un corridoio. La camera che si trova di fronte è di forma ellittica, poichè segue l’andamento della roccia.

La scala, infine, conduceva al terrazzo che si estende su tutta la costruzione. Da qui si poteva entrare nei vari vani dell’edificio. Il primo piano era adibito ad abitazione, mentre le altre stanze erano utilizzate per diversi scopi. Nella struttura si trova anche un cortiletto cieco e una scala esterna che dal terrazzo portava fuori. All’interno del nuraghe, protetti dal materiale di crollo, sono stati rinvenuti molti reperti, tra cui una statuina bronzea del VII sec a.C che fa pensare a una utilizzazione posteriore del nuraghe come favissa, cioè deposito degli oggetti votivi.

Nuraghe Cabu Abbas o Riu Molinu

Il complesso nuragico di Cabu Abbas o Riu Molinu, sorge nelle campagne di Olbia su una collina che domina tutto il golfo e la piana. Edificato intorno al 1400 a.C, il nuraghe ha una muraglia di dimensioni megalitiche, circa 250 m.

di circonferenza e in alcuni punti raggiunge i 5 di altezza. La muraglia è stata costruita servendosi delle immense rocce già esistenti in modo da sfruttare al meglio il territorio. Sono state costruite due porte architravate una a nord e una a sud da cui si accedeva all’interno del cortile dove si trovava il nuraghe. La peculiarità di questo sito archeologico è l’opposizione della grande cinta muraria al piccolo nuraghe che essa proteggeva.

Il nuraghe monotorre, ha un diametro di 8 metri, è edificato con blocchi di granito e al suo interno si trovano delle nicchie, un pozzo e una scala che portava al terrazzo, che ormai è andato perduto. Il nuraghe, in principio utilizzato per scopi difensivi, poiché grazie alla sua posizione sull’alto picco roccioso poteva controllare un vasto territorio, in seguito, intorno al VI-V a.C. fu destinato a luogo di culto. Durante gli scavi(iniziati nel 1937), furono trovati dei frammenti di ossa combuste, i resti dei sacrifici rituali, che vi avevano luogo.

Di grande importanza anche un bronzetto di donna che trasporta un’anfora sul capo e resti di ceramiche.

Come arrivare

Arrivati a Olbia seguire le indicazioni per Via Dei Lidi e da qui, svoltare in Via Mincio(vicino distributore benzina), continuare per circa 2 Km verso la Chiesa di Cabu Abbas e da qui continuare sulla strada asfaltata seguendo del indicazioni per il sito. Arrivati a una fontanella, lasciare la macchina e proseguire a piedi per il sentiero. Durante la camminata verso il nuraghe ammirerete le fantastiche rocce di granito che il vento ne ha reso delle opere d’arte.

Nuraghe Su Casteddu De Fanaris

A 5 km da Vallermosa su una collina granitica a 147 m. di altezza, troviamo un’enorme fortezza nuragica con annesso il villaggio. Il complesso si trova in un punto strategico per il controllo delle vie che dal sud portavano al centro della Sardegna e domina, dalla sua posizione, la pianura del campidano e la valle del Sulcis. Purtroppo non sappiamo praticamente niente delle vicende storiche di questa fortezza, perché non sono mai stati fatti scavi (tranne che dai tombaroli), le uniche notizie che abbiamo sono grazie al dottor Franco Sedda che fece dei rilevamenti in superficie per scrivere la sua tesi di laurea nel 1972. Dai suoi studi sappiamo che è una struttura molto complessa, costruita a più riprese, la torre centrale che è la parte più antica, fu costruita prima del 1300 a.C. e ha mura di spessore di 3,50 m; successivamente vennero costruite altre torri così da formare un bastione con un ampio cortile nella parte est. La terza parte è costituita da un antemurale megalitico con 5 torri dotate di feritoie e cortine che permettevano una difesa precisa della fortezza, che dal lato occidentale risultava inattaccabile perché una torre e l’antemurale erano costruiti su una ripida parete granitica di 20 m.

Probabilmente sono presenti numerosi corpi di fabbrica coperti dal crollo delle strutture e anche un altro cortile, visto che la fortezza aveva un ruolo non indifferente nella protezione degli abitanti dei villaggi limitrofi, che qui si proteggevano quando a partire dal IX sec. a.C, queste zone erano frequentate da popolazioni quali fenici e cartaginesi. Probabilmente, secondo il professore, se su questo complesso si facessero degli studi più approfonditi, risulterebbe che qui si trova la classica addizione concentrica alla torre antica, tipica di molti nuraghi. Come ho già detto i tombaroli qui hanno messo mano a tutto, mancano pietre, monili, sicuramente teschi e ossa, un patrimonio inestimabile che circola per il mercato nero. All’interno del nuraghe si trovano bottiglie di plastica, travi di legno e acciaio e visto che ovviamente non sono molto preoccupati del patrimonio culturale, ma solo del guadagno, molte parti sono crollate. Con molto piacere però dentro una torre ho notato dei resti d’ostrica, che sono stati sequestrati e riportati dove dovevano stare.

Come arrivare

Da Vallermosa e Villaspeciosa seguire le indicazione per l’ippodromo, li vicino troverete una sorta di diga, al complesso si può arrivare, sia dalla parte della diga facendo una passeggiata bella tosta, ma comunque ne vale la pena, altrimenti si può lasciare la macchina in una piazzola dove vi è uno stazzo e li seguire per il nuraghe.

Nuraghe Diana

Il Nuraghe Diana è situato nella collina di Is Mortorius a a 35 m s.l.m. Il nome originale è Nuraxi Janna(in sardo: porta), ma con il passare del tempo ha perso questo nome prendendo quello con cui attualmente è conosciuto. Costruito tra il 1300 e il 1100 a.C. è uno dei meglio conservati, paradossalmente, per il fatto che durante la seconda mondiale la parte superiore della tholos, fu riadattata per essere utilizzato come fortino, ciò a fatto si che il nuraghe non subisse crolli, anche se ovviamente il sito archeologico è stato rovinato. Durante il conflitto quella zona era diventata un importante avamposto di sbarco e furono costruite le così dette batterie Faldi, che occupavano molte zone di interesse archeologico. La campagna di scavi iniziata nel 2001(con non pochi problemi perché la zona delle batterie era demanio militare) ha portato alla luce un piccolo gioiello: un nuraghe polibolato.

Costruito in una posizione strategica su una collina da cui si vede tutto il mare e il porticciolo naturale, faceva parte molto probabilmente di uno scalo nuragico importante. Da quella posizione, infatti, si potevano tenere sotto controllo le vie che dalla costa, portano verso l’interno. Presenta tre torri perimetrali (una principale) e una corte interna, molto grande a cui si accedeva da un ingresso sostenuto da un enorme architrave. Rispetto agli altri nuraghi, fu costruito partendo dal basso con pietre piccole per salire man mano con pietre più grosse.

Un’altra particolarità è che, secondo alcuni archeologi, è stato costruito in un’unica soluzione e non in vari periodi come di solito accadeva. Come ci ha detto il proprietario del terreno dove si trova il nuraghe, ora la campagna di scavi è ferma, ma qualche giorno fa sono andati a fare dei rilevamenti per ricominciare i lavori.

Ci ha raccontato che dal nuraghe partiva una galleria che ormai è crollata, che andava verso la costa; purtroppo il nuraghe ora è visibile solo da fuori, ma la parte interna e i vari ambienti, sono stati descritti, da chi ha avuto la fortuna di entrare, come costruiti con pregevole fattura. Oltre lo scempio causato dall’avere trasformato questo nuraghe (come molti siti della zona) in fortino, un altro grave motivo, ha minato la struttura: i tombaroli, che hanno scavato per trovare un tesoro, legato alla leggenda del nuraghe Diana. Si racconta infatti che il pirata Giacomo Mugahid, che aveva scelto questa costa come approdo, avesse nascosto nei pressi del nuraghe un tesoro di valore inestimabile.

Si racconta anche che qui lui non fece più ritorno, ma la sua donna, detta la Capitana, stesse ad aspettarlo imperterrita guardando dalla costa l’orizzonte con la speranza che lui tornasse.

Quando lei morì il suo fantasma si poteva vedere sulla scogliera, mentre aspettava il suo amato .Per questo motivo, questa zona costiera è chiamata Capitana.

Come arrivare?

Da Cagliari si prende la litoranea per Villasimius, nei pressi di Capitana, troviamo località Mortorius, c’è sulla sinistra un cartello che indica il Nuraghe, prendere lo svincolo (a SX appunto) e salire fino a quando non si trova un cancello. Quella è una proprietà privata, ma il padrone è molto disponibile anche se ovviamente il sito è stato recintato dai beni culturali ed è visibile solo da fuori al momento.

Purtroppo i provvedimenti per la salvaguardia del nuraghe non sono stati sufficienti e se non si ricomincia la campagna il nuraghe cederà, a causa di un crollo della muratura nell’ingresso. Poiché è un bene di tutti si richiede la messa in sicurezza firmando la petizione SALVIAMO IL NURAGHE DIANA, disponibile sul sito www.nuraghediana.it/

Nuraghe Gulunie o Osalla

Il nuraghe Gulunie, conosciuto anche come Osalla, dal nome dell’omonima cala in cui è ubicato, è tra i meglio conservati della zona di Orosei. Il nuraghe è tra i pochi in Sardegna in prossimità del mare e domina tutta il golfo sia dalla parte di Orosei che da quella di Dorgali, si trova infatti, esattamente a metà strada fra i due comuni. Costruito con blocchi basaltici non squadrati, si accedeva da una porta architravata al di sopra della quale si trova una fessura. L’interno del nuraghe è purtroppo invaso dal materiale di crollo e quindi inaccessibile. Il nuraghe è mono torre e vista la sua posizione, probabilmente aveva una funzione di avvistamento. Era infatti possibile che attraverso segnali convenzionali, come fumo, fuoco o superfici riflettenti, comunicasse con altri nuraghi presenti nella zona che avevano lo stesso scopo, tutti questi poi rimanevano in contatto con una sede principale, un nuraghe più grande attorno al quale si sviluppava il villaggio. Il nuraghe Gulunie si trova in un terreno di proprietà di un’antica famiglia baronale della zona, ma è visitabile. Oltre il fascino che un nuraghe, con tutti i suoi anni ha, questo nella cala di Osalla, è di particolare interesse perché lo spettacolo naturale che si presenta agli occhi, da questa posizione è sensazionale.

Nuraghe Is Paras

Ubicato vicino al paese di Isili, il nuraghe Is Paras, è formato da una torre centrale racchiusa, in parte, da un bastione trilobato con cortile e antemurale. L’ingresso al bastione porta a un corridoio, che presenta un piccolo vano rettangolare, con parete a scala, che sale agli spalti del bastione. Attraverso un corridoio, con porta architravata, si giunge al cortile, posto tra la torre centrale e quella sud-orientale.

Dal cortile si arriva alla torre posta a sud-est, provvista di due feritoie. Alla torre centrale, si accede tramite una porta rettangolare; il corridoio che porta alla camera a tholos, ha una nicchia trapezoidale scavata nella parete destra. La camera invece, non ha nessun altro spazio ed è composta da 33 filari di grandi blocchi di calcare, che in passato erano chiusi alla sommità da un lastrone (oggi mancante). In posizione leggermente spostata, si trova l’imboccatura di un pozzo.

Gli scavi archeologici, oltre ad aver portato alla luce una delle maggiori tholos dell’isola, hanno rinvenuto numerosi reperti, trovati in diversi strati; lo strato romano è attestato dal rinvenimento di ceramiche, al di sotto dello strato romano, altri due di epoca nuragica: in quello superiore ciottoli, lucerne, brocche a becco; in quello inferiore la ceramica invece è più rozza. Da questi rinvenimenti e dai tipi di costruzione, si è dedotto che il mastio è databile al XV-XIV sec a.c, mentre il bastione sarebbe databile al XI- X se a.C. Sono stati anche rinvenuti manufatti di epoca bizantina (in particolare una fibbia), ciò attesta che il nuraghe e il villaggio attorno furono abitati per un lunghissimo periodo in maniera continuativa.

Nuraghe La Prisgiona

Il nuraghe La Prisgiona, considerato uno dei complessi nuragici più importanti del nord est dell’isola, si trova nella zona chiamata Capichera (famosa per gli eccellenti vini) ad Arzachena. Il nuraghe e il villaggio che gli sta attorno, furono probabilmente abitati dal XIV sec a. C. al IX sec a.C.

Costruito in una zona da dove si poteva tenere sotto controllo una zona vastissima, la Prisgiona è un nuraghe complesso del tipo a tholos, cosa insolita nella zona dove prevalevano i nuraghe a corridoio. Esso consta di un mastio, cioè la torre centrale, di più di 6 metri di altezza, con ingresso architravato di grandi dimensioni (3, 20 m.), la copertura è a falsa cupola e all’interno si trovano tre nicchie a croce. Accanto alla torre centrale vi sono due torri laterali inglobate in un bastione che a sua volta è protetto da una cortina muraria, all’interno della quale si trova un grande cortile.

Qui è ben visibile un pozzo (ancora funzionante) di circa 7 metri, all’interno del quale sono state trovate delle brocchette destinate a particolari bevande che forse venivano utilizzate durante particolari riti. Un vaso destinato alla produzione di una particolare bevanda è stato trovato anche nella capanna delle riunioni che si trova proprio accanto al pozzo e che era destinata ai 16 persone di rango elevato che nella capanna si incontravano per ragioni politiche ma anche rituali. Il nuraghe è circondato da un villaggio che comprende circa 90 capanne, esso è organizzato in isolati con stradine ciottolate e un isolato, formato da 5 capanne, era destinato alla lavorazione della ceramica e all’immagazzinamento dei prodotti alimentari.

Nuraghe Lerno

Il Nuraghe Lerno, si trova sulle rive dell’omonimo lago artificiale nel territorio di Pattada. Questa posizione particolare è dovuta al fatto che la zona fu invasa dalle acque per la riserva idrica. Parte della struttura nuragica, si trova così nell’acqua. Vicino il nuraghe si trovano altri resti, come le rovine di una chiesa, dell’antica villa di Lerron (così era chiamata questa zona in antichità), abitata fino al 1400 e capanne di età neolitica.

Il nuraghe fu costruito con massi e laterizi e sul lato destro, in corrispondenza degli angoli, si trovano delle torrette, in pietra e mattoni, databili probabilmente all’età bizantina. La torre centrale e circondata da un grande muro che ingloba anche altre due torri.

La torre centrale a tholos è intatta, vi si può accedere tramite le scale che portavano al terrazzo, poiché l’entrata principale è interrata; la si può comunque notare all’interno, sulla destra rispetto alle scale. Quando sono stati fatti gli scavi nella torre laterale sono stati trovati utensili databili al bronzo finale. Alla terza torre si arrivava tramite un corridoio a piattabanda. Nonostante le acque dell’invaso abbiano ricoperto parte delle strutture, il fascino di questo sito archeologico ha pochi eguali. I

l panorama è unico: i monti fanno da cornice a questo piccolo tesoro della cultura, tra le acque e la terra dove gli animali pascolano e gli alberi escono fuori dall’invaso, come per ricordare che lì c’è un tesoro da scoprire e ammirare.

Nuraghe Losa

Il nuraghe Losa, che si trova ad Abbasanta, risale alla fine delle medie età del Bronzo. Interamente costruito in pietre basaltiche, il nucleo preistorico (il nuraghe fu abitato fino all’epoca romana e anche in seguito), è composto da una torre centrale a tholos attorno a cui, in seguito, sono state costruite tre torri più piccole unite da una cortina muraria. L’ingresso principale porta, grazie a un corridoio, alla torre centrale, che conserva ancora intatta la tholos e presenta al suo interno varie nicchie; questa torre ha anche un secondo piano, accessibile tramite una scala ricavata nel muro. Lo stesso corridoio che porta alla torre centrale, porta anche alle torri laterali; la terza, quella posteriore, fruibile da un altro ingresso, ha una scala che la collega alla sommità del nuraghe.

Diversamente dagli altri nuraghi, il Losa non ha un cortile interno; all’esterno, presenta (vicino l’ingresso principale), un edificio circolare, con due ingressi e varie nicchie, che probabilmente era adibito a capanna delle riunioni. Tutto il complesso è circondato da una grande cinta muraria, lungo la quale si possono notare i resti di alcune torri; all’interno di queste mura sono ben visibili i resti di capanne che formavano il villaggio, costruito nel bronzo recente e abitato fino all’età del ferro. Il villaggio fu abbandonato per qualche secolo e poi riutilizzato dall’età punica (IV sec a. C) all’età bizantina (VIII sec. d.C).

Grazie alla campagna di scavi, iniziata nel 1898 e poi nel 1915, quando l’archeologo Taramelli estese gli scavi alle aree intorno al nuraghe, sono stati trovati numerosi reperti (ceramiche e bronzi) risalenti a vari periodi. Il nuraghe è gestito dalla cooperativa Paleotour, che organizza oltre le visite, anche laboratori e iniziative. All’interno dell’area archeologica c’è anche il museo archeologico.

Nuraghe Majori

Poco distante dal centro di Tempio, si erge il Nuraghe Majori. Il monumento presenta spazi misti, cioè vi sono ambienti a tholos e a corridoio. L’edificio, interamente costruito in blocchi di granito, ha una struttura irregolare anche perchè durante la costruzione vennero inglobate le rocce presenti nel sito. L’ingresso, porta ad un corridoio, dove si aprono degli accessi a due vani: il primo è a copertura a tholos(parzialmente crollata), il secondo, di dimensioni più piccole del primo, presenta una cella a pianta sub circolare. Attraversando tutto il corridoio si arriva al cortile, qui(addossata alla torre), si trova una scala che portava al piano superiore. Dal nuraghe Majori, se ne possono vedere altri: Lu Polcu, Izzana, Naracheddu, Agnu, Budas, Monti di Deu, Naraconi e Bonvicinu. Il nuraghe è databile al bronzo antico-bronzo finale; dagli studi è però emerso che utilizzato anche in periodo romano e medioevale

Nuraghe Orolo

Il nuraghe Orolo, si trova in comune di Bortigali, nel territorio del Marghine. E’ un nuraghe ben conservato, posto in una posizione geografica molto favorevole: da esso infatti si poteva rimanere in contatto con i nuraghi che vi sono nelle vicinanze. Di tipo trilobato, è formato da una torre centrale a due piani(alta 14 m.), entrambi a tholos e ai lati altre due piccole torri (probabilmente successive) inglobate nel bastione: la torre di destra è quasi completamente distrutta, quella di sinistra è invece intera, ed è alta circa 5,50 m. Il mastio (cioè la torre centrale), a cui si accede da un entrata architravata in comune con le torri laterali, è formato da grandi blocchi di trachite, che diventano più piccoli man mano che si sale.

Il piano inferiore, di forma circolare è costituito da sette nicchie (tre più grandi e quattro più piccole) e una scala che conduce al piano superiore: questa è composta da 56 gradini regolari, forniti ai lati di 6 feritoie per l’illuminazione. Il piano superiore, di forma irregolare, è formato da due nicchie e due pozzetti che dovevano servire come ripostiglio. La tholos ha un’altezza di quasi 6 m. ed è illuminata da un grande finestrone. Nell’area circostante il nuraghe, sono visibili dei resti di un villaggio.

Nuraghe Sa Domu e s’Orcu

Sulla costa di Sarroch si possono notare numerosi resti di torri nuragiche. Sa Domu e s’Orcu, sorge su una collina di fronte al mare a 107 m di altezza. E’ un nuraghe di tipo arcaico a tholos costituito da due torri, nel cortile interno che le collega è posto l’ingresso all’intera costruzione.

La torre più antica è quella a est di chi entra, che probabilmente era a 2 piani. A questa, furono in seguito aggiunte il cortile recintato e l’ altra torre, probabilmente per rafforzare la costruzione vista la vicinanza dei fenici a Nora.

Gli scavi sono stati fatti per la prima volta nel 1926 per poi essere ripresi negli anni ’80. Sono stati trovati vari reperti tra cui, ceramiche micenee, che dimostrano come nel tardo bronzo la zona fosse interessata da scambi con popoli legati al Mediterraneo.

Sono stati rinvenuti anche utensili in pietra, un pendaglio, una sferetta in vetro, una zappetta in bronzo e reperti romani che dimostrano che in questo periodo il luogo era abitato. La zona fu abbandonata a causa dell’arrivo sempre più massiccio del nemico dal mare, che portò gli abitanti del sito a spostarsi nell’entroterra. Il nuraghe è in buono stato di conservazione e sono visibili i segni della storia. L’ingresso è posto ad est e tramite i corridoi si può entrare in entrambe le camere. Le piante hanno creato il loro habitat ideale tra i massi che costituiscono il cortile del nuraghe, rendendolo ancor più suggestivo.

Nuraghe Sa Mandra’ e Jua

Il sito archeologico “Sa mandra e’ sa Jua”, il cui nome letteralmente significa “recinto dei buoi aggiogati”, si trova nei pressi di Ozieri, nel quartiere satellite San Nicola. Il nuraghe e il villaggio annesso, si trovano su un’altura nei pressi del Rio Mannu, in una zona fertile e per questo abitata ininterrottamente dal periodo nuragico al medioevo (il sito infatti è pluristratificato). Oramai la zona è inglobata all’interno del quartiere.

Il nuraghe, costruito in trachite, è formato da una grande torre centrale, che aveva l’ingresso architravato e preceduto da gradini, e due laterali, che vista la loro simmetria, si pensa siano frutto di un progetto. Le tre torri erano unite da un cortile a cui si accedeva da una scala ai lati della quale si trovano un focolare (a dx) e una macina (a sx), entrambi inglobati nella struttura lastricata. Dal cortile si poteva accedere alle tre torri che avevano scale che conducevano forse ai terrazzi.

La grande torre centrale aveva una volta a cupola e una grande scala con sei gradini, che conduceva al piano superiore. La camera presenta tre nicchie, ai lati di una di queste si trova l’imboccatura di un pozzo. Per quanto riguarda le torri laterali, una presenta due ambienti, uno di forma ellittica e uno circolare; l’altra invece, presenta un corridoio lastricato e un ripostiglio ricavato nel muro di sinistra; la torre conserva i resti di un piano superiore (probabilmente di età romana) e una buca dove si trovava un palo per sostenere il soffitto.

Si possono anche notare delle panchine laterali e un focolare. Evidenti le modifiche del monumento (sopratutto nell’ingresso), dovute a eventi come incendi e distruzioni, sia nell’età del ferro che in quella romana. Quando il nuraghe è stato scoperto, la torre centrale era interrata e mostrava solo parte delle mura esterne. I conci crollati sono stati risistemati grazie a un argano e solo dopo un attento studio della posizione della caduta dei conci. Attorno al sito nuragico, oltre i resti del villaggio, si trovano anche resti del periodo romano.

Nuraghe San Pietro

Situato nella omonima località campestre nei pressi di Torpè, il nuraghe San Pietro, è databile a tre periodi distinti: le prime due fasi costruttive appartengono al periodo pre-nuragico e nuragico, il suo interno ha infatti restituito materiali risalenti alla cultura di Bonnanaro (2200-1800 a.C.).

Tra il IX e VIII sec. a. C. il nuraghe fu utilizzato come luogo di culto, con la campagna di scavi condotta al suo interno, è stato portato alla luce un corredo funerario composto da utensili e vasi in terracotta, furono anche rinvenute tracce del rogo funerario. Fu poi abbandonato, probabilmente, a causa di un incendio. Il terzo periodo appartiene all’età romana, quando parte del nuraghe fu utilizzata come granaio. Il nuraghe, costruito con grossi massi di trachite rossa, è di tipo complesso: quadrilobato.

Tramite una piccola porta architavata, si accede al corridoio che conduce alla torre principale dove sulla sinistra sono ben visibili le scale che portavano al piano superiore o alla terrazza. Questa torre, inglobata in un bastione, è unita alle altre tre da altri corridoi. Il nuraghe, tra i più importanti della Baronia, è stato scavato una ventina di anni fa. Parte del complesso è ancora in buono stato, si possono vedere oltre le scale, alcune nicchie, alcune torri e quello che forse era un pozzo o un posto dove mantenere le granaglie.

Nuraghe Saurecci

Lungo la strada che da Guspini va verso S.Antonio di Santadi, su una collina basaltica di 175 m., si possono vedere i resti di una fortezza nuragica: Saurecci, che prende il nome del monte dove è costruita e da dove, in origine poteva controllare la grande piana sottostante.

La costruzione ha una recinzione di circa 200 mq, con quattro torri circolari ai lati a formare un rombo. Tutte queste torrette sono dotate di feritoie e quando il La Marmora fece i primi rilevamenti si potevano notare parti delle strutture, tra cui una porta con l’architrave. L’importanza di questo nuraghe oltre che per la sua imponenza è data dal fatto che, tutto intorno(anche dall’altra parte della strada si possono trovare quelli che sembrano resti di capanne), gli scarti e reperti minerari. Questa zona infatti è sempre stata sfruttata per le sue ricchezze minerarie, che già vari millenni prima di Cristo, la rendevano importante nel mediterraneo sia per l’estrazione che per il commercio.

Come arrivare

Da Guspini prendere la SS126 direzione Terralba, prima della zona artigianale di Guspini svoltare a sinistra nella SP5. Dopo un paio di Km il nuraghe è visibile sulla sinistra.

Nuraghe Tradori

Il Nuraghe Tradori, è un nuraghe polibolato posto nelle campagne di Riola Sardo, che posa sul basamento lavico del Montiferru. Costruito in basalto nero ha una pianta circolare con volta a tholos ancora intatta. Benché il nuraghe sia in buona parte interrato, si possono notare ancora le parti superiori delle 4 torri, che sono impraticabili, anche l’antemurale purtroppo è in buona parte crollato. Nel nuraghe si può scorgere una parte di scala, quasi completamente interrata e nella parte superiore si individua un piano di mezzana. Attorno al nuraghe sono numerosissimi i resti archeologici che purtroppo ormai sono andati perduti a causa dello spietramento. Il nuraghe è visitabile all’interno, ma bisogna armarsi di una torcia.

Come arrivare

Da OR prendere la SS 292 per Riola Sardo, superare il paese e dopo qualche Km sulla dx si nota il grande nuraghe, che si trova in una proprietà privata; l’accesso comunque è consentito.

Tempietto nuragico di Malchittu

Il tempietto nuragico di Malchittu è situato nella zona di Arzachena nella località di campagna da cui prende il nome. Scavato nel 1964 dall’archeologa M.L. Ferrarese Cerruti, è databile, assieme a tutto il complesso che lo affianca, al bronzo medio. Oltre il tempio, infatti a Malchittu troviamo un nuraghe (distrutto), una capanna e delle sepolture in tafone. Secondo il Lilliu, il tempietto può considerarsi del tipo a megaron.

La sua pianta irregolare, con una parete rettilinea e una ricurva lo differenzia da altri tempi sardi, ma è comunque nuragico. L’edificio misura 12,70 m x 5 m ed è in buono stato di conservazione. Vi si arriva tramite un sentiero dove a sinistra si possono vedere i blocchi che formavano il nuraghe, il cui crollo, è stato fatale per definirne la tipologia. Il tempio, costruito in blocchi di granito, è formato da un vestibolo lastricato che precede l’entrata sormontata da un architrave dotato di finestrino di scarico.

All’interno si trovano panche e delle piccole nicchie e sulla parete di fondo si trova anche un bancone destinato alle offerte. Nel pavimento, che in origine era ben lastricato, si nota un piccolo focolare circolare. All’interno del tempietto si trova anche una quercia, le cui radici hanno avvolto dei massi che sono diventati parte dell’albero. Continuando all’interno della vegetazione, stupenda, si possono trovare diverse sepolture in tafone che hanno restituito reperti ossei.

Come arrivare

Prendere la SS125 direzione Arzachena e giunti quasi al paese, sulla dx si trovano le indicazioni per il tempio e la biglietteria.

Villaggio nuragico Lu Brandali

Il villaggio nuragico di Lu brandali, fa parte come la tomba dei giganti e il nuraghe di un complesso sito archeologico di età nuragica. Si estende al di fuori di quella che era la zona fortificata, in una zona per lo più pianeggiante a pochi metri dalla tomba dei giganti.

Il villaggio è stato sicuramente abitato per un lungo periodo storico, si notano infatti numerosi lavori di ristrutturazione e ingrandimento delle capanne che ci fanno capire i cambiamenti e l’evolversi della vita. Sono stati individuati 18 tafoni (i fori naturali nella roccia, usati come rifugio e tombe) nei versanti Ovest e Sud-Ovest del promontorio e 36 capanne, anche se quelle visibili, poiché la zona è ricoperta da una rigogliosa macchia mediterranea, sono meno. Le capanne in muratura sono situate nella zona più assolata del sito,sono costruite, in maniera assimmetrica, in piccoli gruppi unite tra loro o divise da stretti corridoi. Adattate alla natura granitica della zona, le capanne si poggiano alla roccia che viene inglobata e utilizzata come muro, sono costruite a doppio paramento in malta di fango e non hanno forme omogenee (anche a causa della natura del territorio) anche se prevale l’andatura curvilinea. Le coperture dovevano essere costituite da piante e arbusti poggiati su delle travi (di cui restano tracce sull’intonaco di malta di argilla).

La pavimentazione delle capanne è non solo terra battuta, ma anche banconi di roccia, su cui tutte le capanne poggiano. Si notano molto bene le diverse sovrapposizioni murarie, che indicano i cambiamenti dell’organizzazione degli spazi oltre ai vani adibiti ad abitazione, vi erano quelli adibiti ad usi precisi, come forni per le ceramiche. Sono stati anche rinvenuti contenitori per la conservazioni dei cibi, falcetti in ossidiana, che indicano che la popolazione praticava l’agricoltura e recipienti per la cottura del latte, scodelle e resti di recinti, a dimostrare le pratiche pastorali. Accanto ad ogni capanna, sono state rinvenute ossa di ovini, di capre, gusci di patelle, spine di pesce che ci spiegano bene la varietà della dieta di questo popolo, che si sostentavano con tutto ciò che ancora offre l’isola.

Villaggio nuragico Serra Orrios

Tra i più famosi e visitati nell’isola, il Villaggio Nuragico di Serra Orrios si trova nel territorio di Dorgali, sull’altopiano basaltico del Gollei.

La prima campagna di scavo, eseguita negli anni ’30, portò alla luce circa 70 capanne e due tempietti a megaron (una struttura rettangolare allungata con una grande sala), che furono oggetto, negli anni ’60, di un restauro assieme ad alcune capanne. Le capanne del villaggio, quasi tutte di forma circolare, sono composte da vari ambienti e da recinti per gli animali. Il tetto, di forma conica, era costituito da tronchi e frasche; nei muri erano ricavate delle nicchie, utilizzate come dispense o ripostigli. Il pavimento poteva essere, semplicemente in terra battuta o ricoperto di lastre di pietra o ciotoli. Per l’impermeabilizzazione delle capanne si utilizzava il sughero o l’argilla e in ognuna, scavato nel pavimento, si trovava il focolare.

Quasi tutte le capanne, sono disposte a formare dei quartieri: con un cortile centrale (una sorta di piazza) e il pozzo. Nel sito, oltre le capanne utilizzate come abitazione, ve n’è un’altra che probabilmente veniva usata per le riunioni, è infatti presente nella parete circolare interna un bancone-sedile. I due tempietti sono entrambi doppiamente in antis (sulla facciata sono presenti due colonne tra due ali di muro: ante) e hanno il vestibolo e la camera con bancone-sedile. Probabilmente dedicati al culto delle acque, i tempieti sembrano rifarsi all’architettura micenea. I numerosissimi reperti rinvenuti a Serra Orrios, ora esposti al Museo Archeologico di Dorgali, comprendono tra l’altro: vasi, tegami, brocche, pintadere, macine, oggetti di ornamento e armi.

Villaggio nuragico Tiscali

Il Villaggio nuragico di Tiscali, si trova all’interno di una grande grotta (una dolina creata dallo sprofondamento tettonico) sul monte omonimo, tra il Supramonte di Dorgali e quello di Oliena. Il sito, difficile da raggiungere, fu scoperto per caso dopo un disboscamento nel 1890. Vi si accede attraverso un grande varco, formatasi a causa del crollo della volta.

Il villaggio è distinto in due zone, che furono chiamate dai pastori che scoprirono il sito, Tiscali e Iscali. Una zona, situata in pendio, comprende circa 40 capanne circolari. Nell’altra zona le capanne sono una trentina e tutte molto piccole; tutti i vani, tranne uno, sono di forma quadrata, si appoggiano alla parete rocciosa e secondo gli studi sarebbero state adibite a scopi diversi da quelle situate nell’altra zona.

Le strutture oggi visibili (purtroppo il sito ha avuto gravi danni a cura dei vandali e dei crolli), databili all’ IX-VIII sec. a.C., sono costruite con pietre calcaree, legate con argilla. A differenza delle altre capanne nuragiche, che hanno gli architravi in pietra, quelle di Tiscali sono in legno di ginepro e terebinto. Originariamente le capanne, dovevano essere coperte da travi in legno e avere una forma conica come quella delle pinnettas (le capanne dei pastori). Una capanna, in discreto stato, ha ancora l’architrave in legno di terebinto, inoltre, vi si possono notare delle nicchie e alcuni stipetti. Le prime tracce dell’uomo nella zona, risalgono al neolitico, mentre la grotta fu abitata dal Bronzo Medio e utilizzata fino all’epoca alto medioevale.

Con gli scavi, iniziati nel 2000, sono stati portati alla luce solo pochi oggetti, alcuni risalenti al periodo nuragico (in particolare delle ceramiche) e qualche reperto di epoca romana. Il sito non fu sicuramente abitato continuativamente, poiché è un territorio impervio e la vita è difficile, non ci sono sorgenti e sono quasi impossibili la coltivazione e l’allevamento. Tiscali resta un affascinante mistero.

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